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mio padre
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Da piccola lo temevo
Adolescente lo ho odiato
Ho cominciato ad ignorarlo quando ero una piccola adulta
Poi adulta davvero gli ho riservato il giusto rispetto, alla giusta distanza
Meno male che vive ancora
perchè finalmente posso amarlo
Simonetta
Amavo mio padre, era bello, atletico, simpatico e molto dolce con noi figli.
Chiudo gli occhi e mi pare di sentire l'odore di pino del suo dopobarba, di scorgere quello sbuffo di farina che si ferma sulla piega vezzosa sotto al suo naso, le sue mani sicure distendono l'impasto che diverrà pizza saporita. Lo rivedo stanco, fumare l'ultima sigaretta sotto un cielo di stelle. Sono tanti flash che si accavallano nello spazio di un secondo. Ecco che mi accompagna a scuola, mi "carica" sulle sue spalle e mi canta una canzone. Mio padre non ha mai alzato la voce nè tantomeno le mani, la sua pazienza era pari a quella di Giobbe e con pazienza si è intrattenuto con la morte. Un giorno ti rivedrò, preparerai, lo so, il tuo sorriso più bello e mi tenderai le braccia
chiamandomi Piuzza. Risponderò: papà!
pia della mura
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Quelle manone non le guardavo mai perché mi spaventavano. Eppure lo dicevano tutti che aveva un debole per me. Un periodo mi era preso a baciarlo al ritorno dal lavoro, le mie manine toccavano la testona pelata e là, schiocco di bacio. Ma lo facevo con affetto frenato, era timore, timidezza, vergogna di aver bisogno di baci. Non sapevo e non lo so ancora oggi. L'ho amato e odiato. E mentre lo odiavo per una punizione, ero bruciata dal senso di colpa. Tanto che poi quando è rimasto sotto i ferri, in un brutto ospedale, la voce della mia coscienza mi ha rinnovato una ferita mai chiusa.
Ricordo il suo odore, come fosse ancora ora a girare per casa mia, dietro i miei figli nipoti, quando invece, non ha mai conosciuto i bambini mai vista la mia casa.
Ricordo uno dei suoi peccati grossi, la gola : motivo di lagna da parte di mamma, era la sua mania di finire una biscottiera intera di lavoro fresco di mani e forno.
L'altro grosso? L'ira. La temevo, ma ancora più l'avevano temuta i miei fratelli maggiori, d'altronde io ero la sua preferita, lo dicevano tutti.
Anni e anni hanno stratificato sensazioni ferme a venti anni fa, sensazioni rimosse perché il dolore era forte e forse la mia anima troppo giovane ancora, per poterlo sopportare.
elvira
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Mio padre ha sposato mia madre.
È nata mia sorella, mio fratello, sono nata io.
Questo mese papà ha compiuto sessantacinque anni.
Venerdì abbiamo festeggiato in osteria, da Mario, sottaceti, lasagne, vino da tavola, panettone. Alla fine eravamo sazi e contenti. I musicanti ubriachi suonavano le fisarmoniche, le donne ballavano.
Mi sono addormentata in macchina alle 4. Luca mi ha detto che poi Marco e Gianni hanno riportato mio padre a casa di peso.
Dormiva già, con un sorriso e la bava. Tanti auguri babbo.
Klara
Ogni lavata di capo è ragionevole e spronante, nelle sue mani esperte di barbiere.
Lui dice di non sapere niente e non vuole raccontare mai nulla, però se per caso qualcuno la spara grossa, allora lo zittisce e gli corregge l’antefatto. Ho visto tanti di quegli “ipsi dixit” colare assieme al vapore sugli specchi, e ascoltato un infinità di note jazz dentro nastri biascicati. Le copie.
Gli originali se li tiene a casa, vicino al Lenco 75 dove sotto qualcuno per lui ha sempre spolverato.
Possesso e custodia a ricordar la piccola impresa di una grande scalata, e tante difficili imprese nelle piccole “scalate” di ogni giorno. Ma se avverte di aver stirato troppo sul passato da solo si ammonisce: “Diego, dacci un taglio!”
raymond
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Vedo rosso tutto intorno, sento il calore delle sue mani.
Scivolo su di lui senza attriti.
Aveva la barba scura e con le mi piccole mani la sentivo forte quando
cercavo di tirargliela via.
Era Babbo Natale, era il sorriso, il gioco, la protezione.
Ora continuo a cercarlo in ogni sguardo, lo vedo nelle piccole attenzioni di
chiunque, lo sogno per il mio futuro.
stedime
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