sabato, 21 febbraio 2009

27

«CRONACA DI UN OMICIDIO»

chi quando dove perchè come testimoni movente piste false

da scrivere entro il 28 febbraio 00:00

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lunedì, 16 febbraio 2009

26

storia di un oggetto della mia casa


lo presi

era ancora giovane e levigato
ma lo presi dal guardaroba e
lo sistemai sopra lo sgabello
mi teneva compagnia ogni
santo giorno ed
io per
riconoscenza lo coccolavo

ma arrivò il lupo mannaro
ed in
una sola notte
ne fece un boccone ..

estavio


Sono di vetro opaco, bianco, sono nuovo poichè da poco comprato ma da tanto desiderato. Sono un oggetto luminoso, ma a dirla così è restrittivo. Verde, rosso, azzurro, giallo e rosso, a rotazione, questi i colori che dono all'ambiente creando un'atmosfera molto suggestiva. La mia forma è quasi cilindrica e dal cono superiore si sprigiona una nuvola di fumo profumata.
Posso chiamarmi lampada per aromaterapia ma è una semplificazione, così come tutte le parole. Importante è ciò che sono e che regalo. Dono un ricordo e un'emozione sempre diversi, rilasso la mente e sollecito il cuore, posso cantare, sussurrare e gridare e perfino l'anima arrivo a toccare. Rappresento chi mi guarda e nel cambiamento è la mia forza. Sono un oggetto che diventa soggetto, e dipingo i sogni più belli con l'impeto reale di un attimo molto particolare.

pia della mura


In ventisei anni non ho mai acceso il camimetto di casa. Strano eh? ..... Ma sapevamo che non tirava!  Sotto la cappa del camino della cucina, piu basso del piano dei fornelli, fatto di mattoni, sul rosso dei quali spicca, in verticale, il grigio lucido di una bella pietra col bassorilievo di un contadino,  il fuoco la mia famiglia non l-ha mai acceso. Cosi il caminetto, pensato da un igegno non proprio eccelso, e stato  adibito a semplice piano di appoggio, ed essendo ampio accoglie tuttora uno svariato numero di bottiglie di vino, qualche liquore, e, temporanemente, una piccola cassetta di pomodori. Da non dimenticare che, mentre da un lato e in continuita con il piano cottura, dall-altro termina con un muretto, sempre di mattoni rossi, sul quale sono appoggiati i libri di cucina, uno sopra l-altro, in due pile impilati. Vado a memoria perche da quando i figli sono cresciuti e la famiglia e periodicamente formata da due, tre, quattro persone, e decaduto il mio ruolo. Dopo un certo malessere e molto ragionamento interiore ho realizzato che l/essere la sovrana della cucina non era piu ne una mia prrerogativa ne  tantomeno un mio scopo. Cosi adesso cucino per necessita, trascorro molto meno tempo in quella bella stanza che e stata il fulcro della mia casa e forse, per un po, anche della mia vita. Quel bel caminetto di cui solo noi sapevamo l-identita, camuffata dagli oggetti che lo ricoprono, dimentico io stessa che esiste ancora, vecchio, mai funzionato e lui che e rimasto integro e non ha dovuto cambiare alcun ruolo

simonetta


Ticchettava da lassù e non ricordavo da quanto tempo digitava
con caparbietà le mie ore,i miei minuti e finanche i secondi. Li scrutava
accanto alla tenda giallo paglierino.
Era verde brillante in origine con le lancette  come cavalieri al galoppo. Di
tanto in tanto un ragno lo aggrediva
forse geloso del suo incedere. A me rammentava la zia più
chiacchierona, Grazia, sorella di mio padre. Era così, come
l'orologio.

mariantonietta


Quella giraffa alta 1,70 l'avevo vista nella vetrina qualche giorno
prima. Ma non era un negozio di animali, ma di articoli per la casa.
Cose lussuose, di un lusso nascosto, cose che sembrano di tutti i
giorni e che per questo ti ispirano ad essere comprate, ma che poi
quando vai a girare il cartellino, fai un sobbalzo all'indietro, o in
avanti. La giraffa stava lì, con quel musetto tra l'allegro e il
malinconico insieme alle sue sorelle una più alta ed una più
piccolina, io nella mia teoria della inconfutabilità delle vie di
mezzo, ho scelto lei : la piccola era troppo piccola, e la grande
troppo costosa. Mi sono innamorata e sono tornata a prenderla nel
giorno del mio compleanno e così in quel giorno di quasi metà
settembre ne sono divenatat la padroncina.
- Gliela incarto ?
Mi fa il commesso con un sorriso, ma io ho risposto di no, l'ho
abbracciata e me la sono portata a casa, tanto abito vicino.
In casa mia c'erano già i miei amici, quest'anno non volevo
festeggiare, ma loro mi hanno fatto una gradita sorpresa con fiori e
regali. La mia graffetta era ciò che mancava alla compagnia di questo
gruppo di mezzi matti di tutte le età che siamo noi. Soprattutto era
ciò che mancava alla mia casa.
Com'è fatta? È di metallo, è colorata di marrone con le macchie
bianche, ha un bel collo lungo, un portamento elegante, se di
portamento si può parlare visto che sta ferma. E' comunque un oggetto
di bellezza per la casa, anche se alcune volte me lo dimentico e mi fa
talmente simpatia quel musetto che mi ritrovo all'improvviso ad
accarezzarla.
L'altra sera è passato a trovarmi un amico.
- Bella la giraffa.
Ed ha voluto sapere tutto su di lei, dove l'avevo comprata, quanto
l'avevo pagata, quando era stato, se ce ne erano ancora.
Mi sono anche un po' ingelosita, nel frattempo che decida di
innamorarsi di me, di chi si va ad innamorare ? Della mia giraffa. No,
non è bello.

elvira



Due traslochi negli ultimi due anni. Negli anni precedenti, il mio bisogno di alleggerirmi dai ricordi ingombranti. Belli, Brutti, ugualmente ingombranti.
Ecco com'è che non ci sono rimasti molti oggetti con una storia in casa mia.
Uno di questi ce l'ho sotto agli occhi, sotto perchè è lì adagiato sul
pavimento della camera da letto...sul mio lato, è ovvio!
Sembra che stiano dormendo il Re e la Regina della Festa del Maig, uno accanto all'altro.
Vengono da una terra lontana. Vengono da un tempo remoto.
Distesi se ne stanno, sorridenti, all'interno del manifesto. Quanta allegria mi porta questo manifesto!
mi sembra di sentirci dentro gli echi del chiasso della festa di paese.
Fondo verde acqua sul quale galleggiano le immagini di un Re e di una Regina a mezzo busto. Figure semplici, che sembrano ritagliate da mani di bimbo: una corona storta, uno scettro sproporzionato e, Giallo, Verde, Rosso, Fucsia. L'effetto è quello della tecnica del collage.
Sono il Re e la Regina della festa del Maig, festa di primavera di una
cittadina Spagnola.
Guardo il poster e vedo i due amanti, clandestini, sudati e sorridenti,a  notte fonda. Alle soglie del mattino, dopo una notte senza futuro.
Una notte di vino e stelle e balli e risate e amore...li vedo rubare i
manifesti dai muri della città ormai esausta, e ridere e correre via...
...fino a me!
Guardo il poster, e l'aria dolce e frizzante di quella sera di maggio me la sento addosso e sono felice!

Gaia




{22:22} commenti



venerdì, 13 febbraio 2009

I racconti di scrivere libero 26 verranno pubblicati lunedì 16 febbraio.

Grazie di aver giocato.




{01:42} commenti (1)



mercoledì, 04 febbraio 2009

26

storia di un oggetto della mia casa




cos'è da dove viene cosa mi ricorda perchè com'è fatto descrizione associazione storia


termina tutto il 12.02.09 a mezzanotte

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{14:21} commenti (2)



domenica, 01 febbraio 2009

25

quello che vedo da una finestra


Quello che vedo dalla finestra

Un giorno mi è stato detto :" quando ti senti tesa, arrabbiata, smetti di fare cio' che stai facendo e guarda fuori dalla finestra!"
Eccomi, che metto in pratica il consiglio : seduta alla scrivania il mio sguardo percorre i cinque metri in diagonale per tuffarsi in un paesaggio senza terra. Si vede la parte alta di un capannone industriale. Bianco e azzurro e grigio. Dietro il tetto del capannone si susseguono tetti di altri edifici che ai miei occhi si trasformano subito in  colline, le colline di un paesaggio  fantascientifico.
Un lampione alto taglia in due il mio paesaggio, supera il tetto del capannone e si va ad infilare nel cielo...è il semaforo delle nuvole, che passano gonfie e lente come delle signore di altri tempi. Si muovono in un salotto Azzurro prima, rosa pallido poi e a volte sembra con intenzione, il salotto si trasformi per la sera. Lampi abbaglianti di fucsia, ballano il tango con cascate di  rosso arancio, cosi' stretti ed avvinghiati insieme,  da fare arrossire anche  le mie  Signore!
C'è saggezza nella natura...saggezza e pazzia...per questo ora, una tenda blu scuro scende a proteggere l'intimita' del cielo.
Scompaiono tetti e  colline,  paesaggi futuristici e di tempi andati, nuvole e Signore ed è infine chiusa la finestra sul cielo e con quella chiudo anche le persiane sulla mia fantasia.
Le luci si accendono e la finestra ora riflette soltanto l'interno del mio ufficio.
 
Gaia


La mia finestra preferita è quella della mia camera. E' la MIA finestra anche se non ha nulla di eccezionale, tuttaltro. E' circondata da alti palazzoni che le nascondono il cielo se non fosse per una fessura, uno squarcio nella città che si apre sull'orizzonte lontano.
Dalla mia finestra, quando viene la sera, posso guardare in quel taglio sottile il sole che tramonta. E' uno spettacolo sempre nuovo, ogni giorno diverso.
La mia finestra mi piace soprattutto nelle sere primaverili, dopo una giornata limpida di sole, quando posso sedermi sul davanzale dopo averla aperta e lasciarmi sfiorare dalla brezza sottile della sera, quasi ipnotizzato dagli ultimi caldi colori di un cielo che lentamente si fa scuro. In quei momenti mi sento in pace, è come se le preoccupazioni perdessero consistenza, come se avessi trovato il mio posto nel mondo.
Questo è quel che vedo dalla mia finestra, questo il motivo per cui amo ogni finestra.

Vito



Ciò che si guarda, non sempre, corrisponde a ciò che si vede e ciò che si vede, spesso, non è che la modalità di codifica di chi osserva. Premesso ciò, vi posso raccontare "la mia" realtà fin dove lo sguardo spinge. Cime e strade innevate, comignoli fumanti, sparute macchine che annaspano per guadagnarsi qualche metro in più, non un viso, un ombrello, nè un sorriso, tutto sembra rallentato, la vita stessa decellerata e con la neve che tutto ammanta anche il silenzio pare parlare. Parole antiche tessute dai fiocchi, cantilene cantate con voce roca e lacrime amare che segnano i volti scarni, deturpati da chi ha mangiato odio e bevuto fiele. Silenzio.

pia della mura



Sposto libri e piantine,
inciampo sul baule
la gomma sbadiglia e l'anta si gira.
Davanti  pesante, marmorea
dei vicini
di un arancio mattone e imposte verdi
la casa.
A sinistra sfondo cittadino, di palazzi ronzio,
e vicoli da tempo conosciuti
ma da lontano
come insignificanti sapiens
presi.

Creo
dalla mia finestra,
che la puoi vedere dal centro città
se sai dove puntare
impreviste associazioni,
mi tuffo a capofitto,
ecco, a destra la collina col bosco,
tramonto a sinistra.
Presto,
il sole scende, umidità e lumache
scivolano piano.
Voi mi avete insegnato
l'uomo che sarò.
 
COCIO


"L'Aspasia dondolava lenta. Riluceva dipinta di
fresco sotto i raggi di Selene. La danza del vento sull'acqua si trasfigurava,
animando le ripide
murate con intricati giochi di luce. Più in là,alla fonda, altre due
imbarcazioni meno altere, silenziose
sotto la falce di luna. E una lampara..."

mariantonietta



da questa finestra vedo un muro.
ogni notte mi affaccio alla finestra del cesso. cortile claustrofobico, 70 centimetri, prendo carta igienica la bagno e ne faccio palline. le tiro e queste si attaccano. sul muro di fronte che vedo.
saranno centinaia.

cioccolatino


Napoli, centro storico, dove vivo. Qui sotto è un viavai, i ragazzi spacciano all'incrocio, passano a tutte le ore con gli scooter, la droga è nella cassetta della posta e dove ci sta il contatore della luce, nella corte. È un passaggio di testimone, la gente sa e non dice, le donne alla finestra chiamano i ragazzi per nome, gridano, urlano, scherzano, sembra tutto in famiglia, si conoscono tutti, certe volte sono anche 40 o cinquanta, giovani e giovanissimi. Il fine settimana fino alle 3 del mattino non c'è pace. La polizia sa ma non fa niente. Io sono cresciuto in questo quartiere, o rubi o spacci, è tutto così. Bisogna sopravvivere. Dalla finestra vedo vita dura, strade segnate, sigarette e brutte parole, bei vestiti, pochi sogni.

Nunzio



Quello che vedo

un salice mi tiene compagnia
i suoi rami sono
cresciuti
così tanto che ogni giorno
mi salutano con il loro lento
movimento
d'estate l' ombra mi è di conforto
amo il suo esserci.

estavio


Guardare attraverso il vetro significa forse vedere due volte
con lo sguardo e con il desiderio. Nelle mattinate invernali
incerte, in una durata indeterminata, al risveglio senza punti
di riferimento, capita, mentre attendi il caffè salire, di guardare
oltre la finestra, le immagini si sovrappongono, il cortile con
gli alberi intorno e alcune siepi di sempre-verdi ha la pretesa
di un giardino, al lato la rastrelliera delle biciclette, al centro
un vecchio pozzo senz’acqua; la signora del primo piano
sbatte il tappeto in camiciadanotte rosellina, tiene in gran conto
quel tappeto glielo ha regalato il figlio prima dell’incidente che
lo ha chiuso in manicomio, lei non lo va più a trovare tanto è
lo stesso. Oltre il muro di cinta la scuola e un frastuono di case,
vecchie, dignitose, le persiane chiuse a tener dentro i drammi
piccoli e grandi. Da questo punto d’osservazione non si vedono
le strade, un uomo sta rollando una sigaretta: tiene la presa
di tabacco, la sbriciola con la punta delle dita, la mette
sulla cartina e delicatamente umetta con la lingua la parte gommosa,
la chiude. Si sente l’odore di fieno e miele. Mio nonno lo faceva
me lo hanno detto perchè lui è morto tempo prima io nascessi, era
pur mio nonno, la sua scatolina di fintoargento del tabacco, sa
ancora di paglia scadente, la conservo io me l’aveva data mia
nonna insieme a quel che restava del suo orologio. Un bambino
piange non vuole andare a scuola; il giornalaio mette in bella
mostra le riviste porno; il droghiere sta pensando di chiudere
bottega mentre guarda la gente passare. Bere il caffè e vedere
il terrazzino, uno spazio breve, una rosa sbocciata imprevista.
abbiamo bisogno di un luogo clandestino e di una causalità
fantastica, sostituire alla luce greve di smog il colore azzurro
di un pensiero. costruire con l’immaginazione per non farsi
contaminare dall’intreccio di antenne, dai mormorii nelle piazzette
dello spaccio, dai deliri dell’ubriaco, e dagli occhi vuoti delle persone. Da quanto tempo non si vedono le lucciole? Magari stasera!

pitagox2



Ho scoperto che a Koper, in Slovenia, hanno costruito la prigione accanto al centro commerciale.
Mi chiedo cosa vedano dalle loro finestre i condannati.
E quali odori * e rumori! * arrivano fino dentro il cortile, durante l'ora d'aria.
Non lo so, non lo vorrei sapere mai per esperienza diretta. Mi piace però provare a immaginarlo.
Provo a pensare alla moglie di un carcerato che va a fare la spesa e mentre guida il carrello semi vuoto tra gli scaffali, pensa che il marito sta lì dentro e ci deve restare ancora un po', quanto? Ormai ha perso il conto.
Nello stesso istante il marito se ne sta seduto in cella annusando l'aria. Sa che la moglie è lì in giro, perché glielo ha detto lei che il lunedì mattina va sempre a fare la spesa al centro commerciale accanto alla prigione.
Così sul calendario con nina moric nuda che è del compagno di cella ha segnato tutti i lunedì e non fa che pensare a quando arriva il lunedì, e anche le litigate e le burrasche domestiche sono piacevoli da ricordare.
Si alza, passeggia nervosamente su e giù per la cella, accende una sigaretta poi un'altra poi si fa dire l'ora dal secondino - e cazzo! - sono già le 2, ormai la moglie sarà già a casa e chissà cosa combina a casa, libera da lui...lui non lo può sapere cosa fa, così finisce che s'incazza, e come ogni lunedì gli sale la rabbia al cervello e spaccherebbe tutto.
Poi come al solito si calma perché non si può fare niente, si calma solo
guardando fuori dalle grate. se guarda in basso vede le auto parcheggiate, e le insegne dei negozi. ma la libertà è tutta in alto: c'è il cielo azzurro, ci sono le strisce bianche (cosa sono? Si domanda, le nuvole che conoscevo io sono diverse).
accende un'altra sigaretta e guarda ancora nina moric faccia, tette e poi più in basso fino ai giorni, pensa che domani è martedì e un altro lunedì torna presto, sì sì lunedì sentirò ancora il profumo di mia moglie volare fino a me. Mia moglie è vera, e c'ha un profumo che una volta era qui fuori sono sicuro era lei lo mette sempre per venire fino a qua, lo mette per me. Dalle celle rivolte ad ovest si vede il porto, si vede il mare, ma per vedere il mare dovrebbe rinunciare ad inseguire il profumo di sua moglie Mia moglie è vera, pensa, nina moric invece è solo un calendario, è finta, e l'hanno fatto pure male questo calendario, perché il giorno che hanno fatto le foto lei c'aveva il labbro gonfio e si nota, cazzo se si nota. 

modu


Il primo rintocco dei sette della mattina e apro gli occhi. Apro la
persiana. L'orologio della piazza è il primo incontro che faccio. E a
quest'ora di domenica non c'è molta gente. Guardo giù un mosaico di
pavet, forse l'architetto avrebbe voluto ispirarsi al pavimento della
piazza del Campidoglio. Ma questa non è certo Roma, e questa non è
certo quella piazza. Ma io sono qui, tanto vale guardarsi ancora in
giro. Lì alla mia destra, abbandonata su quel terrazzo una bandiera
romanista. Laggiù sull'altro terrazzo laggiù una bandiera della pace
con n arcobaleno dipinto. Lo stesso che scorgo in lontananza, dopo
l'acquazzone di poco fa il raggio di sole si è intrufolato tra le
nuvole e ha colorato il cielo. Guardo oltre. Su quel terrazzo
condominiale, sotto una tettoia di plexiglass verde un ragazzo ha
depositato un dipinto. Non è proprio un dipinto, lui è un writer e
stavolta si è divertito a casa sua tracciando tratti e colori su una
tela. Così sembra. Sposto l'occhio a sinistra. Questa terrazza è
bellissima. Ieri sera come tutte le estati, a mezza estate, hanno
fatto una cena, con musica e tutto il resto. Ma la casa è abitata da
una coppia anziana, ma immancabilmente una volta l'anno a mezza
estate, quel terrazzo si riempie di gente giovane. Forse è il
compleanno di uno dei vecchietti e festeggiano con figli ed amici di
figli, gli unici anziani sono loro due e si baciano tanto.
Di fronte a me si staglia questo palazzo bellissimo. L'ultimo piano in
via di ristrutturazione, ma è tanto tempo che sta così. I lavori
proseguono piano nella mia curiosità di sapere chi sarà il
proprietario e come verrà fuori. Per adesso ogni tanto sbircio dentro
dalle finestre che gli operai lasciano aperte.
Primo rintocco degli otto. Un'ora di incanto a guardare la corte di
questa piazza antica.

elvira




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SCRIVERE LIBERO 100
# ebook pdf 904 k

SCRIVERE LIBERO 100, un anno di scrittura creativa nel web, e-book, 2008
08.08.08 copie:


helen brunner, stagioni, edizioni pulcinoelefante


ISBN 978-88-17-01895-1

13x17 1000 artisti per un’indagine eccentrica sull’arte in Italia, Rizzoli, 2007


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